Avanti tutta! ITA
Friday, June 9, 2006, 09:41 PM
Ho capito perchè sto scrivendo: è per via della mia mente. Chi mi conosce lo sa. Non è una novità, ma io ho una mente perfetta per dimenticare. Così scrivere mi aiuta a ricordare.



In realtà io posseggo una mente fotografica. E scrivo così così. È per questo che utilizzo più fotografie che parole.
Alla fine, con questo metodo superficiale ma efficace, ricordo il mio vissuto, o perlomeno quello che ho fotografato.



La Patagonia, il Sud del Pianeta, la steppa desertica e ventosa. Come regione fisica si estende dal Chile verso le provincie Argentine di Tierra el Fuego, Santa Cruz, Chubut e Rio Negro. Ma al di sopra del 42º parallelo, vicino alla Cordillera, nella valle di Epuyén, il panorama subisce una repentina trasformazione e, nello spazio di pochi kilometri, si trasforma in un vero e proprio paesaggio Alpino (Andino), con gli abeti che coprono la valle e le montagne. Per me la Patagonia (e la mia Ruta 40) finisce qui. Basta per sempre con il ripio di sassi, con la terra arida, con gli arbusti spinosi, con il vento gelido e incessante. Basta con questo mondo intraducibile, abitato da gente forte e tenace. E soprattutto sana nel fisico e nella testa.



Chiaro, se un altro tsunami sposta ancora di un 18º-20º l’asse di rotazione terrestre, un giorno la Patagonia potrebbe trasformarsi in un paradiso Caraibico. Ma oggi…
Oggi, dopo 5000 kilometri di ventoso deserto, ho vissuto una delle sensazioni più forti alla vista del primo prato erboso. Verde, grassa, vitale, fresca erba.
Sono tornato alla vita, agli alberi, all’acqua. Alle strade asfaltate e al traffico della città.



Comprendo sempre meglio il Castellano, ma alcuni fatti sono inspiegabili.
Come alcuni illuminati politici in Italia pensano che la Padania termini a San Benedetto del Tronto, qui si dice San Carlos de Bariloche, la perla delle Ande, circondata da laghi, fiumi, boschi e prati, appartenga alla Patagonia.
Figurati. Credo che nelle province patagoniche di Chubut, Santa Cruz e Tierra del Fuego, i bambini che hanno visto un prato si possono contare sulle dita di una mano.
E si ha l’impressione che la Argentina del Sud sia conosciuta e frequentata più dagli Europei che dagli stessi Argentini.



192 è il ragazzo conosciuto a Los Antiguos. Nome in codice Gastón. Un ragazzo amabile. Con una ragazza, Paola, altrettanto amabile. Da quando ha comprato una parabolica e il servizio Internet satellitare (12.000 pesos, più o meno) gestisce una rete wireless che serve tutto il paese. Mi chiede aiuto per configurare il router. A me, figurati!! Peró un poco lo aiuto.



E volo in parapendio. A Los Antiguos, dove 192 riesce perfino a farmi lavorare a furia di aiutarlo, mi fermo una settimana. Non dico il perché. Resterà per molti un mistero. Non lo dico perché vorrei proprio farlo uscire da questa memoria singhiozzante. Ma – ahime - alcuni eventi della vita non possono essere dimenticati con la sola forza di volontà.
Mi appoggerò sulla mia affidabile mente, per cercare di dimenticare anche questo.



Da Los Antiguos 192 mi accompagna fino a Perito Moreno, da dove proseguo per Rio Mayo, sulla Ruta 40, sterrata. Ricordo che terminò il gas e non tengo riscaldamento nella Bambi, e avrei voluto passare in Chile sperando che a Coihaique ci fosse un distributore di GPL. Ma mi assicurano che non c’è.
Così decido di proseguire e a Rio Mayo mi fermo in un Hospedaje, il pessimo Ata Aka. Il letto peggiore incontrato finora. Con una reclamizzata calefacción central che ha la stessa voce romantica di un aereo a reazione. Non dormo. La mattina dopo, con la Bambi ricoperta di ghiaccio, riprendo il cammino verso il Nord (nord, nord, molto nord).
Comunque va tutto a meraviglia. Sto percorrendo la (mia) Ruta 40 e la (mia) Bambi è una ragazzina felice alla prima notte di libera uscita.



Il paesaggio non è più la meraviglia vista dopo Bajo Caracoles, ma durante il cammino cresce la consapevolezza di stare completando una impresa riservata a pochi. Scelgo il ripio della 40, mentre avrei a disposizione comodo asfalto, appena 50 kilometri a est.
Non esiste una soddisfazione più grande di completare un’opera.



Esquel, poco prima di lasciare la provincia del Chubut, cerca in tutti i modi di richiamare il turista, con la forestazione forzata e alcuni impianti sciistici, oltre a una più che apprezzabile ospitalità Hotelera. L’Hotel Angelina è una vera sorpresa di decoro e civiltà dopo il deserto di Los Antiguos e Rio Mayo.



È così che a Bariloche, scelgo un Cabernet Sauvignon del 2003 per decorare un cordero asado, che mi permette di festeggiare il termine della (mia) Ruta 40 e per dimenticare alcuni piccoli, spiacevoli eventi del recente passato.



Il bello, continuano ad essere le persone. Lo spettro va dalla amabile simpatia, e in alcuni casi, alla bellezza, fino alla più solenne faccia di bronzo.
In Patagonia ho pagato la stessa prestazione 50, 150 e 250 pesos.
Un meccanico che mi fa pagare 80 pesos una piccola saldatura, mi ricorda che la truffa, qui come a Napoli, è sempre più sveglia di te.
Ma sto imparando a riconoscere le persone ed è sempre più difficile fregarmi.



Nei mesi scorsi avevo già commentato che Argentina mi sembra una grande Napoli. Da una parte la contraffazione, dall’altra la capacità manuale e creativa.
In Patagonia tutti – purtroppo – parlano male di tutti. Non per sfiducia. Per costume.
E l’Italia, che spesso dà il buon esempio, è presa a modello come il paese della sòla.
Qui si chiama trucho. Ma il concetto è proprio lo stesso.



Invece Alessandra Rampolla (non sembra un cognome italiano?) è una ragazza simpatica. Trasmette in televisione un programma dando esplicicti consigli sessuali e rispondendo alle domande dei telespettatori. Sorride come dovrebbe fare qualsiasi essere umano provvisto di cervello: sempre.
Trasmette gioia e una innocente capacità di godere della libertà.
Sentirsi felici di vivere, è un dovere.



In Patagonia ho ascoltato discorsi che riportavano episodi conosciuti anche direttamente, dove Kirchner, il presidente Argentino, è riconosciuto come un brillante e temibile mafioso. Altro che il Berlusca, poveraccio, preso per il culo da tutti per le sue uscite da guascone di periferia.
Qui il presidente è rispettato e temuto. Rispettato e temuto. Non so se mi spiego.



Comunque, per farla breve, sono nella mitica Bariloche. L’Argentina Alemanna, seconda patria di Svizzeri e Tedeschi biondi e con gli occhi azzurri.



Bella, affascinante, organizzata e turistica. Dove sembra che il numero degli Hotel, superi quello delle case. Non è cosí, in effetti, ma sembra. E l’offerta va dai 25 pesos a notte, fino ai 1500 USD del Llao Llao che ebbe l’onore di ospitare Clinton Presidente e relativa delegazione. Non so se mi spiego.



Con Ernesto e Lamia vado a volare all’Anfiteatro, prima e al Cerro Otto, poi. Le giornate sono eccezionali per la stagione. L’anno scorso, dai primi di Maggio, pioveva incessantemente. Meno male che sono venuto io.



Lamia è una giornalista televiviva, produttrice della TF1 a London. Con lei si crea una amicizia complice e divertente. Abbiamo creato solo bellissimi ricordi, insieme. Volare in parapendio, far colazione nel bar italiano, cenare al Tarquino, il ristorante più bello di Bariloche, e un pomeriggio in bici, lungo il Circuito Chico e alla Colonia Suiza.



È lì che incontriamo Edoardo e Celia, una coppia di ultrasettantenni, insieme da 50 anni e isolati dal mondo da sempre. Lui ci deliza con la fisarmonica e lei ci offre da mangiare e un fondo di Trapiche Malbec che fa sempre festa. Noi per loro siamo la coppia in luna di miele, da accogliere e coccolare come nel `97 avevano fatto col vecchio Bill e tutto il suo staff…..”era pieno di elicotteri, qui”….e hanno mangiato il cordero asado, fuori, vicino alle vacche e ai maiali.



A perenne memoria lo yankee gli ha regalato un fermacravatta con il mitico White House Seal. Ma questo è il genere di cose che impressiona di più chi lo viene a sapere di chi lo riceve. Il vecchio Edoardo è una roccia. Non sembra che abbia 74 anni. Non sembra che ne abbia 60. Ha una fibra di acciaio e un coraggio da leone, dato che 2 anni fa ha affrontato a viso aperto 3 criminali che lo hanno legato, picchiato a sangue, e bruciato un braccio con un ferro da stiro rovente, per poi sottrargli i soldi che nascondeva sotto il materasso.



Edoardo e Celia da quel giorno sono entrati e usciti dagli ospedali per ristabilirsi. E oggi sono qui, davanti a me, come una icona di serenità su questo piccolo pianeta, a ridere del passato e a godere del presente. Un esempio istruttivo.



I Mapuche sono il popolo originario di questa regione. Come i nativi nordamericani, come i Kurdi caucasici, come i Tibetani in Cina, e come tutte le etnie pacifiche del mondo, i Mapuche qui e in Chile sono stati prima massacrati e poi sono stati discriminati socialmente.
Per tutta la settimana trascorsa a Bariloche una delegazione della comunità Mapuche manifesta giorno e notte davanti al consolato Chileno perché alcuni prigionieri “politici” in Chile, vengano rilasciati.



Le comunità dove vivono sono rispettate come gli schiavi sbarcati a Charleston nel XIX secolo, da venire perfino vendute, da privato a privato. Il discorso qui si fa anche Italiano: Luciano Benetton ha comprato un pezzo di terra quaggiú. Suppongo che a lui interessassero solo le pecore di cui la Patagonia è abbondante.



Ma nel vantaggioso affare era incluso un villaggio: abitato dai Mapuche, appunto. Agustina, amica di Christine e Frederic, la coppia francese incontrata a Mar del Plata in casa di Fanny e Marcelo, è venuta da Buenos Aires per insegnare ai bimbi del villaggio, pagata da Lucianone. Il mondo è piccolo o è solo una impressione?



Non so se si è capito. Lamia è una persona speciale. Mi ricorda la mia adorata amica Valentina. Sempre vivace, interessante, semplice, sorridente. Incontrarla è stata una delle più belle avventure di questo viaggio. Le auguro tutta la felicità di questo piccolo pianeta.



Villa La Angostura è il villaggio-vacanza di Argentina. Una specie di Misurina, o Selva di Val Gardena o che so io… soffro ancora un fastidioso mal di schiena che tratto di curare con l’ennesimo massaggio. Guadalupe è affascinante, non solo per il nome, e mi tiene compagnia visitando i preziosi laghetti che caratterizzano la regione. È il 12 maggio: è il suo compleanno, ma sembra il mio. E Alejandra mi regala il lago Espejo Chico.



Salgo a San Martin de los Andes per incontrare Sebastian, l’amico di Gabriella conosciuto a Buenos Aires. Anche Norma, la mamma è qui, perché stanno per nascere due gemelli e fare la nonna è un compito accessorio importante. Nelle montagne intorno cade la prima neve, e la Bambi è ancora senza gas per il riscaldamento.
All’Hotel Las Lengas, Lorena 1 e 2, e Marcela, che mi hanno ospitato e accudito e divertito come in nessun altro rifugio. A San Martin de Los Andes, anche se purtroppo senza Lamia, e con tanto freddo, mi sono sentito bene.



Una altra comunità Mapuche vive arroccata sulle montagne intorno alla città. Si paga per entrare. Ma la bassissima stagione e le basse temperature, mi permettono di visitarla senza pagare il biglietto né incontrare una sola persona.



Sono in una regione vulcanica e il Lanin dalla parte Argentina e il Villarica dalla parte cilena, caratterizzano il paesaggio. Arrivo in Chile attraversando la frontiera a Pucon, dove il freddo mi massacra. Il Chile è un po’ simile all’Europa. È piccolo, meglio organizzato, la gente è più fredda e i prezzi sono il triplo che in Argentina.. Del Chile è difficile innamorarsi. Ma una strana sensazione mi pervade e a Santiago, dove ritrovo Josefa, sento che sta arrivando il momento giusto.



La strana sensazione cavalca nella testa mentre lasciato Chillan, percorro i 400 km verso Santiago che sembrano l’autostrada del Brennero tra Verona e Trento.



Un paesaggio familiare, circondato da vigneti e relativa ruta del vino, e coltivazioni di alberi frutta, tra cui spiccano le mele. A destra la cordillera delle Ande e a Sinistra quella della Costa.
Santiago è quanto mai familiare. Palazzi grigi, strade trafficate, con l’inquinamento perenne che nasconde l’azzurro del cielo sotto una cappa di piombo. A qualcuno ricorda qualcosa?



È comunque una grande capitale, la ultima che mi mancava di visitare, da queste parti. Oltre al traffico e all’inquinamento il clima è pesante, nelle persone.



Ricordo che proprio qui, scendendo dall’aereo di nuovo in patria dopo i problemucci giudiziari in quel di Londra, il vecchio Pinochet (che solo fuori dal Chile, i Chileni chiamano Pinocchio) è stato miracolato dalla sua paralisi. E qui è tuttora trattato e rispettato come un senatore a vita. Non solo. Molti si lamentano della attuale situazione, che non è più sicura come prima.



Isolati da un regime atipico e da una polizia che non ha perso il costume delle maniere forti, i Chileni sono sospettosi e distanti fra loro. Che siano distanti dal resto della comunità sudamericana è solo una diretta conseguenza. Un po’ come gli svizzeri, ma con molti più scheletri negli stadi - pardón - negli armadi.



Con Josefa andiamo alla Isla Negra, sulla strada per Valparaiso, a visitare la casa di Pablo Neruda. Un collezionista di oggetti. Polene, navi in bottiglia, strumenti musicali, conchiglie, bottiglie, cianfrusaglie.
A Josefa comunico (più di cento volte, pare) la mia sensazione di essere lì per innamorarmi… mentre invece sembra che mi sia innamorato solo del Codigo da Vinci. Lo vedo due volte con enorme gusto. Giusto per ricevere la bordata di critiche per incompetenza cinematografica da parte dei miei amici. Ma che ci volete fare… io ho il massimo rispetto per la fantasia.



A differenza dei Mapuche, i cui diritti sono lontani dall’essere riconosciuti in Chile come in Argentina, i Rapa Nui, gli abitanti dell’Isola di Pasqua, ora sono molto più ricchi degli stessi Chileni. Grazie a una risoluzione Onu che ha costretto il Chile a rimborsare la ex colonia.



Il Chile, per non perdere l’onore (e la sovranità sulle isole) si è dissanguato per ridare ai Pasqueñi la possibilità di svilupparsi come etnia. Così, oggi, i Rapa Nui sono ricchi imprenditori, padroni di grandi Alberghi e della loro terra e con un Chile quasi gratuito a loro disposizione (dal telefono ai passaggi aerei, dall’università ai documenti, per un Pasqueño tutto è meno caro che per un Chileno).
Mentre un Chileno, se lo volesse, non potrebbe neppure investire nell’isola.



15 ascensori caratterizzano la città colorata di Valparaíso. Qui, il vecchio Eiffel ha costruito il mercato centrale della frutta.



A Valparaiso la vera sorpresa è una barca, ancorata nel porto. È la nave commerciale che ogni primo del mese salpa verso la Isola di Pasqua. Per 17 lucas al giorno (cioè 17.000 CHP, cioè 34 USD) trasporta anche passeggeri.



Il monopolio della compagnia aerea Lan, non permette di raggiungere l’arcipelago a prezzi umani, così mi ritrovo davanti a un bivio decisionale. Seguo il mio cammino verso Buenos Aires o mi imbarco per 6.000 kilometri in pieno Pacifico?



In ogni caso saluto Josefa con la testa frizzante di vita. E la ringrazio per la sua amorevole accoglienza e pregevole compagnia.