Penso positivo - ITA
Monday, February 20, 2006, 05:33 PM
Un po’ di Vacanza sulla costa mi serve per riposare la mente. Vorrei affrontare il viaggio al Sud con il pieno di quella energia che a Buenos Aires, Diego prima, e Carolina poi, mi hanno succhiato fino al midollo. Mi restano le ossa. Ma Penso positivo, che è da sempre il mio inno nazionale, mi accompagna e mi facilita il compito. Senza contare che qui, nella verde Bambi, mi sembra di essere io in persona, l’ombelico del mondo.



Forse sto diventando un caso clinico per qualche eminente psichiatra.
O forse, come ho confessato a Valentina prima di partire, sto semplicemente trovando la mia strada per essere dimenticato.



Par contre, dopo la pubblicazione dell’ultimo racconto porteño, ho ricevuto una serie di email da persone pressoché sconosciute - che spero poter ringraziare personalmente - che hanno trovato nelle mie parole la scusa per scrivermi e che con le loro parole, mi hanno emozionato.
Mi sembra tanto. Di più: mi sembra vita.
Quello che sento è che questo viaggio mi permette di parlare direttamente al cuore delle persone. Anche se a volte il mio cuore, se non trova una termica ascensionale, va in perdita.



Sabrina Ailen, 6 anni e il sorriso di due grossi denti davanti circondati dai dentini da latte, mi fa venire voglia di tradurre in Castellano un racconto che ho scritto tempo fa.
L’ho fatto, l’ho pubblicato nel sito e ora ho voglia di tradurre tutto quello che ho scritto.
Che significa? Che sto partendo per un meraviglioso viaggio in Patagonia che però mi interessa meno di continuare a scrivere e conoscere le persone.
A proposito: Ailén, o Aileen, è un nome Mapuche che significa La brace: il carbone acceso e rosso che nel camino non vuole spegnersi.



Per quanto riguarda il mare, sono un ragazzo fortunato: gli esseri umani al 99,9% scelgono il balneario come si sceglie una discoteca: per quanta o quale gente c’è. E in spiaggia vanno per mostrarsi: con costumi da bagno scelti con cura, meglio se firmati. Si incastrano in spiaggie enormi, tutti in fila sotto ombrelloni e sdraio che ricreano l’ordine della città e della proprietà privata. Ci sono attività commerciali di ogni tipo. Oggi, in una spiaggia puoi comprare un vestito di Armani o un lampadario cinese.
Il vantaggio è che lasciano vuota il meglio della costa al rimanente 0,1%.



Io, nel mio infimo 0,1, intendo la spiaggia non come una replica delle restrizioni sociali imposte in città, ma come un luogo di elezione, libero, nel quale stare nudo a contatto con la natura.
Natura che si esprime in tutte le sue forme. Alcuni argomentano che le tette cadenti siano brutte da vedere. Bene, allora ricordo che Anaïs Nin disse: noi non vediamo il mondo per come è, ma per come siamo.
E chi trova più brutto un nudo di uomo rispetto a un uomo in costume, è solo cieco.



Chiaro. Io sono un perfetto utopista in questo discorso.
Ma tutta l’attività che mi piacerebbe osservare in una spiaggia, è il sole che gioca tra le nuvole mentre il mare, il vento e alcuni uccelli fanno da colonna sonora.
E magari un chiringuito che vende acqua, licuados di banana, guarapo e sandwich con prosciutto e insalata.



Tra Mar del Plata e Miramar, fortunatamente, questa spiaggia esiste. Si chiama Playa Escondida sembra il Caribe ed è la unica clothing optional di tutta la costa Argentina.



Durante il tragitto tre ragazze sporche, puzzolenti e piene di zaini fanno autostop. Carico le mie mochileras preferite al mondo: Jasmine, Josefa e Mariana. In quattro ci innamoriamo del posto e decidiamo di frequentarlo un po’ prima di riprendere il viaggio. Le ragazze mi riempiono quel cuore che Carolina aveva depredato e con loro passo giornate divertenti e cene ad abbuffarsi di cibo. Le lascio a malincuore sulla loro strada con la reciproca speranza di rivederci, forse a Bahia Blanca.



Torno a Mar del Plata per rtrovare Carlos, che lavorando per il governo della provincia di Buenos Aires, coordina una équipe di promotori della campagna Prevenzione e Salute. Il compito è informare la popolazione sessualmente attiva dei pericoli del sesso senza precauzioni e distribuire 99 mila goldoni – che peró chiamano preservativi.



Carlos ogni sera è morto. Immagino che come coordinatore debba anche dimostrare come si utilizzano. È cosí che i giovani si riempiono di dubbi, gli passa la voglia e non lo fanno più.
Guille, amico di Carlos e Gabriela, che rivedo con gioia, mi porta perfino a fare surf.
Una notte li porto a volare in parapendio, alla spiaggia Varese. La loro iniziale paura si trasforma presto nella richiesta di non scendere più. Chissà perché.
Tra i piaceri della vita volare sembra essere a metà strada fra il sesso e il cibo.



Tornando da Miramar, ancora tre ragazze mi chiedono un passaggio: Adriana è la madre e Brenda Coral e Sabrina Ailen sono le due figlie. Adriana è una persona bella e forte, dotata di una spigliatezza e simpatia innata. Brenda è una perfetta Lolita e non mi faccio sfuggire la occasione di essere un perfetto Humbert Humbert.
Sabrina sa solo sorridere e divertirtsi: un amore di bimba.



Adriana si è separata da poco e con orgoglio e determinazione lotta per la sua splendida famiglia. Fa massaggi al balneario 17 di Punta Mogotes. Quando ci andrete, ditele che Paolo le vuole sempre bene.
Marcela è la bella e amabile amica di Adriana. Marcela tiene i bambini in un giardino d’infanzia e conoscendolo, è diventata madre adottiva di Gaston, un ragazzino che regala abbracci e sorrisi. A gratis. Io ho bisogno di coccole almeno quanto lui.
Cosí, dal profondo della mia solitudine, mi ritrovo fatta e finita una famiglia attorno.



Mar del Plata è una grande città. 700 mila abitanti tutto l’anno e fino a 2 milioni e mezzo durante l’estate. Praticamente una piccola Buenos Aires circondata da spiagge. Ci sono poche reti inalambriche e ogni mattina mi reco al Cafè Curzio, al principio della Avenida Colon, dove, guardando il mare posso connettarmi al web.



Il Tio Curzio è uno splendido complesso che comprende anche un ristorante, una sala per le feste, un ristorante con spettacolo e ballo, e un teatro. Tutto pensato con gusto italiano di alto livello. Siamo ai vertici della borghesia Argentina, e a me - ex poeta avventuriero - sembra di stare in famiglia. E Curzio è un eccellente anfitrione.
Qui conosco Harald, un tedesco con una idea brillante in testa. Tanto brillante che non posso divulgarla. Segreto professionale.



Qui invito le mie amiche e i loro figli a mangiare, la sera. Trovo la situazione molto stimolante. Passo quasi tutte le sere con questa famiglia molto allargata.
Alla Bodeguita del medio, perfetta riproduzione dell’originale a La Habana, festeggiamo il compleanno di Marcela. E qui conosco Fernanda, ragazza madre abbandonata a sé stessa, con un sorriso che mi fa pensare alla pazzia, più che alla incoscienza. Ma tira avanti in condizioni inconcepibili in Italia. O forse solo a Milano. Impressionante.



Quindi con Adriana e Marcela e andiamo a Villa Gessel e Cariló. Mentre Villa Gessel è una tipica città organizzata per lo svago estivo, Cariló è un luogo da sogno.



In un bosco fitto, tra strade di sabbia, si intravedono splendide ville, di ogni fattura e dimensione. Al centro, ristoranti e negozi, tutti cari e di alto livello. Ma circondati da una atmosfera magica, data dal bosco che praticamente è quello della bella addormentata. Cariló mette di buonumore. Cariló ha buon gusto e dá gioia.
Cariló è una fiaba cittadina. Assolutamente da non perdere.



Un altro regalo della vita è portare tutti quanti allo spettacolo dei De la Guarda, il gruppo nato da una costola della Fura dels Baus.
Est Est Est. (la capiscono in pochi, ma fa niente)
Follia, emozioni, colori, musica e divertimento assicurato. E gli occhi sgranati di tre bambini bellissimi.



Non ho voglia di affrontare la Patagonia senza volare in parapendio.
Un pomeriggio, tornando dalla spiaggia dove ho portato Adolfo, 75 anni prima esperienza non tanto nudista, quanto di voyeur accettato, passando da Los Acantilandos vedo un gruppo di parapentisti che sta sfruttando il volo in dinamica permesso da una gentile brezza di mare. Finalmente conosco Marcelo, istruttore e grande pazzo del circo. Con lui volo e soprattutto pratico il despegue a la francese, che avevo provato solo a Lima.



Marcelo e Fanny sono una coppia attiva. In tutti i sensi. E sono molto divertenti e ospitali. Mi installo nella sua casa e non me ne vado più.
Passano i giorni e mangio, metto a posto la Bambi nei dettagli (nell’incidente i mobili all’interno si erano ribaltati) e mangio, faccio pratica di volo e mangio. Potrei vendermi come porco reale in una qualsiasi macelleria.



Marcelo mi aiuta in tutto: la Bambi è simpatica, i parapendii entrano facilmente e la sera, con le tante amiche mie andiamo a mangiare al Timon, e alla Cantina, in Posadas y 12 de Octubtre.
Infine scopro Sobremonte, la vita notturna Marplatense: un complesso con 3 ristoranti (il Coyote Ugly, messicano, quindi un sushi giap e un parrillero tradizionale) e 5 discoteche. Poi tanti bar, postazioni per connettersi al web, piscine, e perfino i bagni con gli specchi che permettono di guardare dall’altra parte.
Non è il mio stile. Ma qui sanno come divertirsi, non c’è che dire.



Emiko Yamamoto, tiene un corso di Yoga sulla spiaggia. Osservarla è una bellezza. Armonica nel fisico e nei movimenti e dolcissima nelle parole e nello sguardo. Attraverso lei incontro Rolando Hanglin, il suo compagno. Rolando è un personaggio che va per la maggiore e che conduce vari programmi radiofonici. A parte l’aspetto fisico… anche lui non è niente male. Sembra meno machista della maggioranza degli Argentini. Ma forse mi sbaglio.
Mi fa notare che un sacco di gente vive felice anche senza aver visto Ushuahia. Acuto.



Mi invita a teatro a vedere il suo monologo Sexo en default. Spassoso. Mi ricorda Raw, Nudo e Crudo di Eddie Murphy. Ma meno ordinario e più sottile. Anche la sua spalla, Florencia (Floppy) Ibañez è una grande attrice. Li rivedró a Buenos Aires, se sopravvivo al desolato deserto patagonico.
http://www.continental.com.ar/cartas.html



Compro una bicicletta, anzi, scambio la mia selletta di parapendio, troppo piccola per me, per un’altra e per la mountain bike di Marcelo: solida, con le gomme larghe e due freni a disco. Non è leggerissima ma servirà a rinforzare un quadricipite che ora sembra quello di miss Italia che non si depila dalla prima mestruazione.
Il telaio è arancione. La voglio nero opaco. Smontaggio: 1 peso. Sabbiatura: 6 pesos. Pittura a forno: 18 pesos. Totale 25 pesos: meno di 8 €. Tempo totale: 24 ore.
Alla nuova selletta e alla vela faccio tutte le modifiche e personalizzazioni che ora mi sembra di aver volato da sempre. Mi lancio da tutti i posti permessi e non, di Mar del Plata.



Marcelo mi indica da chi andare, a Ushuhaia e a El Calafate, per volare in parapendio nel canale di Beagle e sul ghiaccio perenne del Perito Moreno.



Decido di partire. Sembra tutto a posto. Ma non è cosí. Dopo 200 km, a Claromecó, splendida spiaggetta frequentata solo da pescatori, mi rendo conto che la Bambi soffre. Si è aperta in più punti la barra sotto il contachilometri e il perno dell’ammortizzatore anteriore sinistro si è spaccato in due. Scopriró che a Quilmes mi hanno venduto un modello troppo lungo.



Una camionetta Iveco che è appena tornata dal Sud, ha il parabrezza rotto da una grandinata con pezzi grandi cosí. Io ho anche i pannelli solari sul tetto. C’è bisogno di rinforzare la Bambi.
Torno a Mar del Plata. Dovó starci due settimane in più, ma la professionalità non ha fretta. E io nemmeno ho voglia di affrontare solo il tratto El Calafate - Bariloche.
Cosí, festeggiando il primo anno fuori dall'Italia, mi accordo con Marcelo per una profonda ristrutturazione della Bambi e un incontro al Sud, per volare e viaggiare insieme.



Ogni giorno lavoriamo alla Bambi e voliamo. Nel frattempo riesco perfino a trovare il mio primo lavoro (pagato, dopo un sito web ridisegnato: grupoactiva.com.are il sito di Marcelo tradotto: parapentetripfly.com.ar). Juan José, il titolare della spiaggia, ha bisogno di fotografie aeree per la pubblicità e una cartografia. Con il paramotore (Marcelo sa fare tutto: ha vissuto in Svizzera, e sa come lavoarare. Parla Francese e Italiano ormai meglio di me e ha già scattato foto dal parmotore per il Waikiki e la Serenita, alla Sierra de los Padres).
Per Juan il prezzo è da amico. Ma la soddisfazione è grande.



Sono pronto per partire. Il morale è alto, anche se mi aspettano 7000 kilometri di freddo e praterie, di ghiacciai e fiuni, di laghi e cordillera Andina, prima di rivedere qualcosa che somiglia alla civiltà.
È il momento centrale del mio viaggio.
Ora scendo alle sconfinate bellezze del sud. Vorrei non essere solo, ora. Vorrei lei al mio fianco. Per compartire il viaggio. Per compartire la bellezza. Ma lei non c’è.
Accendo lo stereo. Lorenzo Cherubini viene con me.