Onda Porteña - ITA
Friday, January 13, 2006, 04:28 AM
Non mi resta che scrivere.
Mentre la Veneziana, al suo apogeo dal sottoscritto, si diverte in quel di Firenze, io ho voglia di innamorarmi di nuovo.
Così, quale posto al mondo è più adatto di Buenos Aires, dove ho vissuto tre mesi incantevoli, da Aprile a Giugno?
È un rischio, perchè Diego, il mio cugino virtuale Argentino, in uno dei suoi sempre più rari momenti di lucidità, mi ha trasmesso questa bugiarda verità: mai ritornare in un posto dove sei stato felice.
Allora eravamo a Tucuman e avevamo appena conosciuto Steffy e Karen. E pensavamo di ritrovarle nello stesso bar in cui le avevamo incontrate, mentre questa volta non c’erano più.
Buenos Aires mi aveva reso felice, e avevo voglia di esserlo di nuovo. Di più!



In effetti sono felice. Sto facendo quello che sento di fare. Mi sento appagato e orgoglioso della mia scelta. Mi sento tremendamente fortunato. Una fortuna di merda, per essere diplomatici.
Una avventura, una vita… incrediiiibbile…. la mia!!!
Guidavo veloce la Bambi sulle morbide strade uruguaye, per ritornare nella megalopoli Regina del Plata, pronto a innamorarmi ancora. Convinto – come tutti - di poter dare tanto. Ma forse chiedendo troppo.



Torno a Buenos Aires sicuramente eccitato per festeggiare il mio primo Nuovo Anno, al caldo estivo.
Torno a Buenos Aires per l’emozione e la voglia di rivedere gli amici, ascoltare Simonetta che parla a mitraglia, prendere il sole sulla terrazza di Miguel, o passare altre notti in qualche barrio sconosciuto in compagnia di Diego. Ma di verità in verità, 2500 anni fa Eraclito si è scomodato per insegnarci che nulla è permanente tranne il cambiamento.
È così che rivivo Buenos Aires: tutto è cambiato. La gente che conoscevo è cambiata. Io sono cambiato. Nella splendida città è cambiato anche il clima, che ora è il mio ideale. Di giorno sopra i 25º Celsius e di notte tra i 54º e i 66º Farhrenheit.



Le donne vanno e vengono nelle case di Buenos Aires …. Canticchio questa vecchia canzonetta mentre esploro i quartieri che finora mi erano sconosciuti: Caballito, Belgrano, Porto Madero, Devoto. La Buenos Aires più ricca. Più europea e meno esotica, forse, ma con quel fascino femminile che (solo?) le ragazze di Buenos Aires sanno offrire. Signorine semplici e decisamente conformiste in molti aspetti, come richiesto dalla tradizione cattolica. Ma con la attitudine ormai rara in Europa della dolcezza mista alla curiosità senza paura.
Non è solo un fatto di educazione. È la società più giovane e meno infestata da ladri, impostori, criminali che in Europa. Con tutti i problemi politico-economici che vuoi, ma senza la malvagità, il terrorismo e la paura che ho vissuto nel vecchio continente. Soprattutto, a differenza dell’Europa non c’è diffidenza per lo straniero.
E questo gioca sfacciatamente a mio favore: le ragazze Argentine sono affascinate dagli Italiani. Se fossi giovane e bello, la popolazione sarebbe cresciuta del 20% in pochi mesi.



E non parlo solo della capital Federal, parlo anche della grande Buenos Aires…da Quilmes a Berasategui, da Palomar a Merlo, da San Miguel a San Fernando, dove stupende ragazze mi cercano più di quanto io sia possibilitato a offrire.




Con Charlotte, Simonetta e Miguel partecipiamo alla prima Parada del Orgullo Gay di Argentina, da Plaza de Mayo al Congreso. Qui incontro Alejandra Manuela e le sue preziose amiche Estefania e Mire.
Manuela è viva, intensa, piena di gioia e di pelle profumata. Gioca (bene) con me e di lei mi resterà il tempo che per noi non c’è stato. L’amore è uno sguardo vivo tra milioni di sguardi addormentati. Vorresti fermarti a guardarlo per il resto della vita. Ma spesso lui sta già guardando in un’altra direzione.



In realtà, tra un cinema in compagnia (The Rocky Horror Picture Show, al Malba), un teatro e alcune gallerie d’arte, da solo, per tre settimane la maggior parte del tempo la impiego a Quilmes, nella officina di Claudio, dove Silvio della Ivecam, mi ha consigliato di portare la Bambi per le riparazioni del caso. Il buon Raul di San Telmo non potrebbe occuparsene…la Bambi è stata per giorni senza ruote, nel grande capannone di Claudio. Lavoro per giorni, vado e vengo dalla capitale in Taxi, stanco e preoccupato per la Bambi.



I miei amici.
Simonetta ha il suo bel da fare durante le ventisei ore della sua giornata. Di tutto l’aiuto che volevo darle per la sua nuova casa riesco (solo?) a fare in modo che il suo notebook possa connettarsi wi-fi e in più scopro che in casa, arriva un segnale wi-fi eccellente.
La vedo felice e mi piace, ma frequentarla significherebbe anche rinunciare alla mia salute, perché fuma come una acciaieria.
E la salute, si sa.



Miguel deve risolvere antipatici problemi di lavoro nella Spa e non ha neppure voglia di festeggiare il suo compleanno. Ci sentiamo poco e ci vediamo ancora meno. Che peccato! Magari recupereremo a Marzo. Eh si, perché ho deciso che voglio tornare a Buenos Aires una terza volta. Quando la Bambi sarà pronta, scenderò alla costa Argentina dove mi fermerò per 2 settimane di spiaggia e sole e mare, per caricare le pile prima di affrontare il viaggio al Sud.
Voglio raggiungere Ushuahia lungo la Ruta 3, e quindi risalire fino a Mendoza lungo la mitica Ruta 40. Rinuncio ad andare in Antartide. Una scelta di vita.



Charlotte, che vive provvisoriamente in casa di Miguel, è una ragazza eccezionale: compie 20 anni in questi giorni e la voglia di vederla felice mi fa pensare di regalarle un passacalle per augurarle un felice compleanno. Gradisce molto. È dolce e intelligente. È una bimba che si atteggia a seria e indubbiamente è sveglia molto più di tante ragazze. Ma a 20 anni poche persone hanno una mentalità aperta, anche se francesi. Così la mia voglia di vederla trasgredire (un poco, e nemmeno personalmente) inciampa nelle infrastrutture della sua buona educazione, cosí la nostra bella relazione si guasta un po'.
Se pensi che come al solito ho esagerato, ti sbagli: passati i 75, sono diventato un maledetto gentleman, con le ragazze.



Diego è la persona che frequento di più nei primi 15 giorni a buenos Aires. Progettiampo di viaggiare insieme in Patagonia, per le sue vacanze estive.
Mi invita in decine di posti per conoscere gente. Conosco. Ma con Diego partecipo a feste e incontri che mi dicono poco. In compagnia di Diego, persona superficiale e agitato al limite del parkinson, conosco la superficie delle persone.
Lui non si permette relazioni serie. Nemmeno con me. Per la sua attitudine re-contra-machista, malattia porteña tanto comune da sembrare una epidemia, è un ragazzo interessante.
Per 15 giorni, più o meno.



Con Diego vado alla Salada dove c’è la fiera “Boliviana” di Buenos Aires.
Dal Ponte della Noria, lungo il fiume Riachiuelo a sud di Buenos Aires e che identifica la parte più popolare della città (quella del Boca Junior e di Maradona, per intenderci) ogni lunedì e giovedì mattina, dalle 2, rivive in un immenso spazio tutto il mercato trucho - falso - di Argentina. Cd e Dvd copiati, Lacoste con il coccodrillo che piange, Adidas con quattro strisce, Nike con la punta allungata…. Tutto quello che si vede è falso. Rifatto. Ma non in China. Qui, en el País: dai Boliviani.
Il tutto gestito da un boss locale che ancora fa paura al governo e alla polizia. All’ombra di grandi cartelli che impongono il rispetto della legge.



La fiera c’è, anche se legalmente non esiste. Insomma, niente di diverso da quello che succede a Napoli. Solo che qui alle 8 della mattina, sparisce tutto e migliaia di persone si dissolvono come per incanto. La Salada ufficialmente non esiste.
Dalle 9 è così, infatti.



Insieme, io e Diego, andiamo a ricevere Gabriela, la Cordoooobesa di ritorno da Rio Quarto. Ha gli occhi tristi. È appena morta sua madre. Meriterebbe vicinanza e amore. Meriterebbe svago e serenità. Diego si sottrae volgarmente al compito. Diego anzi mi chiede aiuto per liberarsi di lei, perché non intende essere fidanzato con nessuno.



Anche il frullato di banana, a grandi dosi fa male. Senza parlare dellla maijuana. Solo che la marijuana non ti danneggia l’intestino, ma il cervello. Che ti servirebbe per capire se stai male o no. Cosicché per un fumato, tutto sembra bello. Senza poter rendersi conto della realtà.



Con lui, ora vivo solo il peggio. Nella sua mente non c’è più spazio per niente. Ma per lui va tutto bene, così, e pensa che sia io quello che non sta bene…. chiaro non volevo permettermi il lusso di perdere un amico.
Poveraccio. Presto si accorgerà che non ho nessuna intenzione di viaggiare in Patagonia con al lato un pericolo pubblico.
Ci guadagna comunque, perché tutto quello che io anticipo per lui, si trasforma in un regalo. Adoro regalare. Ma detesto essere preso per il culo. Così sparisco e dimentico.
Già. Credo che per sparire, non mi batte nessuno.



Gabriela è una persona amabile. Aperta e allegra. Dolce e sexy. Cerco di starle accanto in nome prima dell’amicizia per Diego, poi della gioia di vivere accanto a una ragazza il cui unico scopo di vita è aiutare gli altri, mentre è totalmente incapace di aiutare se stessa.
Con lei mi diverto, vado al (famoso) Tigre. La prima volta in barca tra le ex case di pescatori, diventate quintas, ricche case di campagna. Poi al Parque de la Costa, per buttarmi insieme a lei nel Vertigo Extremo, e “sentire il vuoto”.
Il vuoto fa paura, ma superare il vuoto fa superare le paure.

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Sempre insieme a lei visito il Borda, l’ospedale dei malati di mente. Era un sabato di tormenta: nel giardino tra due alberi che riparano poco, trasmettono la Colifata, che significa “matto bello, o matto buono” la trasmissione radiofonica fatta dagli stessi “locos”. Fradicia e terapeutica come una bella ragazza. Tanto rinomata che una troupe televisiva tedesca è arrivata fin qui e, sotto la pioggia incessante, sta filmando il tutto.



Con Gabriela parliamo di tutto. Come una bella amicizia richiede. E so di sapere di lei molto più di tante persone che le stanno accanto da molto più tempo. È innamorata e disperata. È sincera e tradita. Si nutre di tristezza, scambiandola per sua felicità. È una bella persona. È buona. Ma così vulnerabile da essere inaffidabile a se stessa. E non posso aiutarla in questo.
Lei torna a Rio Quarto, per Natale e io torno a respirare serenità.



Comunque, attraverso Gabriela, la lista delle persone con le quali entro in amicizia si allunga esponenzialmente. La novità è che sono tutte persone bellissime!!
Sebastian, che rivedrò a San Martin de los Andes, Sergio e Norma: gente che vorrebbe darti di più di quello che ha.
Più Luly e Zeus: due amori, che insieme non fanno 16 anni, e che ti fanno venir voglia di essere padre.



Poi incontro Carlos, psicologo e atleta, che in questi giorni si è sposato con Laura.
Tra i tanti inviti per festeggiare la Navidad, accetto il suo: conosco così Christian, il fratello ingegnere, sua moglie e i suoi tre figli. Conosco anche Adolfo, il padre. Il grande vecchio prussiano che si sente un ragazzino e che si porta sempre dentro (volentieri, suppongo) dei piccoli problemi da teenager.



Ma soprattutto conosco Carolina, socia di Carlos. E attraverso Carolina conosco le persone più sorridenti di Argentina: la migliore buena onda porteña.



Lorena e Sebastian, ovvero la bellezza (italiana) e la simpatia (argentina) che si palesano in una coppia praticamente perfetta. Se esistesse il concorso mondiale della coppia più bella, loro lo vincono alla grande.
Sebastian è - per cosí dire – un ex collega: lavora in una società software, ma evidentemente è più contento di me. Complimenti. Ho incontrato pochissime persone più contente di me, in questo viaggio.
Lorena ora sta girando l’Europa. Se avrete la fortuna di vederla passare, sarete contenti anche voi.



Nacha è una principessa. Giuro che la prossima volta mi innamoro di lei. Ha il sorriso che ogni uomo sano di mente cerca. Un corpo gentile, anche sotto qualunque vestito. Specialmente quello di ballerina di Flamenco, scuola di Tenerife. Nacha la bella, Nacha la dolce, con un pizzico di malinconia nello sguardo. Inconfondibile. Solo dopo ho capito: è il sorriso di un perito grafico. Che vuole studiare grafologia.



Ho appena conosciuto Carolina e - sbagliando, si intende - mi taglio fuori dalla sua principesca lista. Ma ricordo che in questa vita viaggio con un cupído tatuato sulla spalla e così cerco – sulla buena onda di rendere felice il pianeta, anche se abbastanza maldestramente – di levare la melanconia dal suo sorriso. Le presento Marcelo. 31 dicembre 1964, stesso giorno mese e anno di Simonetta. Entrambi architetti in Buenos Aires. Entrambi un po’ tristi e molto agitati. Lavora tra la Capital Federal e Jesi. Parla Italiano molto, ma molto peggio di come io parlo Argentino. E così mi tolgo una piccola soddisfazione.



Forse il suo 2005 non è stato una meraviglia. Peró lui è una meraviglia. Non bello, ma brillante. Non magro, ma energico. Non pesante, ma un genio. Non amante, ma amabile. Mi immagino che Nacha possa vedere in lui tutto questo. Magari, un giorno, analizzando la sua grafìa.



Veronica, come la sua amica Carolina, è una deliziosa scaricatrice di porto.
Insieme formano una perfetta squadra di lavoratori pesanti. Ma, emule di Jim Thorpe, si divertono di più a distruggersi in discipline come il Thriatlon, la maratona, il sollevamento pesi. Le invito al Ristorante Giapponese, ma Veronica non ha una grande esperienza con il pesce crudo. Spero che non si intenda il doppio senso. Penso che quando una persona si distrugge di sport, passatempo eccellente, per il sesso restino le briciole.



D’alta parte Veronica è una persona leggerissima, con un lavoro un po’ pesante.
Grande amica di Carolina. Entrambe stanno costruendo la loro nuova casa e mi abbandonano per un fottuto pueblito Chileno, invece di passare con me il nuovo anno. Sintomatico.



Claudio, il meccanico di Quilmes mi invita alla cena di fine anno. Per la prima volta partecipo a un vero Asado Argentino, fatto in casa. In realtà nel suo capannone-officina ero in mezzo a cento persone, tutti i colleghi del suo entourage di lavoro. Cento uomini senza una donna (può esistere questo in Italia?). Con cento bottiglie di vino, cento di birra e cento di Fernet Branca (e sono sicuro che questo in Italia non esiste).



In più il complesso folkloristico che suona per tutta la notte. Dopo quintali di Vacio e Chorizo e insalata, a lato della immensa tavolata si presentano due pecore. Vive. Che mi pregano di mangiarle. Divoro una coscia della più simpatica e penso che avrò un attacco di fegato, domani. Invece niente. Semplicemente perfetto. Alle 5 di mattina i primi commensali si alzano… oddio… si alzano è una parola grossa….cercano di uscire, meglio.
È stata una grande notte. Grazie Claudio.



Travolto da questa meraviglia di conoscenze, mi ritrovo a ridosso del capodanno con un ginocchio al limite della tolleranza. Quasi non cammino più. Il 29 è il compleanno del Doc, mio cugino chirurgo. Con la patetica scusa di fare gli auguri, telefono per chiedergli aiuto, ma lui è in Lapponia con la figlia. Vecchia Primula Rossa. Forse è l’unico che può competere con me, quando si tratta di sparire.
Anche se è venuto il tempo di partire, faccio una risonanza magnetica (tempo di attesa 1 ora e mezza) e le lastre. Non si sa mai che incontro il Doc che sta fumando un puro Cubano ammirando annoiato il Ghiacciaio del Perito Moreno.
Non riesco quasi più a camminare: in media dopo cinquanta metri, qualcosa vicino alla rotula inizia a martellare chiodini di acciaio nella carne e quando tornerò a Buenos Aires vedrò di farmi operare.



Carolina, una delle tante, mi regala felicità. Lei neppure vorrebbe farlo, ma è inevitabile.
Non mi resta che scrivere.
Torna nei posti dove sei stato felice: rischi solo di esserlo di più.




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