La Cruzada - I parte ITA
Tuesday, November 22, 2005, 04:34 PM
I miei amici in Italia sfornano figli e io - non più figlio, ma per il momento non ancora padre – devo inventarmi qualcosa all’altezza. Tornare a Venezia con il cuore in mano e offrirlo alla prima che capita è sempre una possibilita interessante. Anche se immagino che la tipa non abbia difficoltà a passare bene il suo tempo. Ma la idea di attraversare il continente americano da un oceano all’altro covava da tempo nei miei motoneuroni e tra i manicotti caldi del Bambi. Così, nonostante le ragioni del cuore, decido di seguire ancora una volta questo pazzo cervello.



Il progetto l’ho sviluppato a Lima, nelle stupende tre settimane in cui ero ospite di Nuccia.
Mi dispiace lasciare lei e la sua oasi italiana in Peru, ma un vero viajero non può non affrontare a fronte alta e sorriso sul volto il suo percorso.



A Lima non lascio solo Nuccia e Giuliana e la Nutella (della quale in realtà rubo 50.000 confezioni per i miei amici a Buenos Aires). Lascio anche amiche che mi hanno divertito, accudito e rifocillato, nei giorni passati dal meccanico per la Bambi. Ragazze dolci e adorabili, non è facile separarsi!



Lima, che in inverno è perennemente coperta dalle nuvole, e grazie anche ai taxista che viaggiano sempre con le finestre aperte, mi ha regalato un raffreddore che non vorrei ribeccare. Nasca, 500 kilometri più a sud, è invece perennemente soleggiata.
Lima è la prima delle 5 capitali che toccheró in questa cruzada. Il viaggio a queste latitudini è invernale….i sei mesi di freddo tropicale finiranno quando sarò già a Buenos Aires con Diego, Miguel e Simonetta. Così so che incontrerò giornate caldissime e notti gelide, o pioggia umida e freddo secco.
Ma sopratutto dovrò attraversare il Chaco Paraguayo e affrontare quell’incognita di paese che tutti temono. Anche io.



Penso che sia meglio affrontarlo in compagnia. E cosí scopro che Giancarlo, il cameriere/vigile del fuoco di Nasca, ha la famiglia a Buenos Aires e l’idea di viaggiare lo incanta. È l’uomo giusto. In realtà è poco più che un ragazzo, ma la testa e le capacità manuali sono quelle di un adulto.
Cosí che da Nasca ia Bambi ospiterà due persone.
Saluto ancora una volta Olivia e Wasipunko, e con Giancarlo, riprendo la Cruzada.



Da Nasca, partiamo verso Abancay una mattina di sole e arriviamo a destinazione nella regione sud est del Peru dove il paesaggio si trasforma: il deserto sparisce e mi sembra di essere in Veneto, tra Feltre e Belluno, a fine agosto, appena 3000 metri piú in alto. Il paesaggio, che finora era caratterizzato da distanze enormi e distese desertiche intervallate da oasi, ora cambia e si stringe. Le montagne sono vicine, le valli profonde, i boschi verdi e le nuvole sono i grandi cumuli bianchi di quando ero bambino: evidentemente importati dall’Europa.



Abancay, per quanto oggettivamente bruttina, ha un invidiabile primato. È la città più cara del Peru.
Abancay è la porta per la regione di Cuzco, e del ritrovato Cammino Inca con le rovine degli antichi insediamenti. Machu Picchu è frequentato da migliaia di giapponesi: cosa che mi fa pensare sempre di più che non valga la pena e la spesa, dato che qui i Peruani martellano sui prezzi come un fabbro sull’incudine. Inoltre oggi un albero è caduto a Ollantatambo e non si puó procedere in auto. Preferiremmo conoscere choquequiraw (ciokekirau) sacsayhuaman (si pronuncia come sexy woman) , ma piove fitto e decido di proseguire. Visito solo Pisac che mi basta e avanza come esperienza di città morta.



Cuzco è bellísima. Mi ricorda un po’ Udine. Ed è piena di chiese come Roma
Ritroviamo Andrea e Natascia, due bellissimi e tenerissimi viaggiatori da Castiglione sul Lago (Trasimeno), incontrati a Ollantatambo. Giancarlo ci porta nel più fetido dei ristoranti a mangiare un pollo allevato in Thailandia. Poi in un locale dove cantano e si balla. L’attitudine, in Sudamerica, è che appena inizia la musica, tutti si alzano ballare. Che bello! Poi Natascia è bellissima e mi ricorda Barbara, e con un Pisco Sour quasi quasi sono più bello anche io….



La Bambi è coccolata come una bella ragazza. Giancarlo si prende cura di molti aspetti critici della camionetta e si adatta a vivere on the road. Il suo volto Inca lo legherà per sempre alle sue radici, forti come i suoi denti, ma fa di tutto per aiutare e risolvere i problemi. A Puno, confidando nei connazionali, commettiamo la legerezza di lasciare la Bambi posteggiata, protetta da un allarme, nella piazza centrale di fronte alla Policía. Rubano solo lo zaino con i suoi vestiti (¡) e decidiamo di ricomprarli prima di andare in Bolivia



Uno dei passaggi sul lago Titicaca è imbarcare la Bambi su una balsa. Ma è sicuro? No pasa nada…. E la risposta data con l’accento di chettelodicoaffare. Mentre emettono la frase, sempre un leggero sorriso nasce tra il naso e il mento. È un sorriso che in quei contesti sa sempre di truffa o di leggerezza. Sulla balsa tira un vento porco e la Bambi oscilla come un cavallo a dondolo, mentre mi dò del pazzo per aver intrapreso questa rischiosissima – fottuxxxxx?grrr!!!- avventura…..I titoli del giorno dopo sarebbero stati: Italiano perde tutto nel Titicaca e decide di mandarsi affanculo.



La Bolivia è la prima sorpresa: La Paz è incredibilmente bella. Il contrasto tra ricchissimo e poverissimo è ubriacante. Tutto mixato in una caraffa alta mille metro. La Paz si estende dai 3000 ai 4000 slm.: quando in centro piove, in alto nevica e magari in basso c’è il sole.





A La Paz, complice i prezzi, decido per il Ritz. Una suite (con due letti matrimoniali ma senza idromassaggio) costa come una pensione a Portogruaro. Un USD vale 8 Bolivianos, e con 80 bolivianos esco dal supermercado con 5 borse piene. Mangiamo nella suite, no?



Da La Paz partiamo con una factura Iveco: ho chiesto un check generale che garantisce alla Bambi 3000 kilometri indenni…per affrontare il Paraguay più tranquillo….
Para…guay… Ma come si fa ad affrontare tranquilli un paese che il solo nome, in Italiano, suona che te la vai proprio a cercare???



Cochabamba mi stupisce ancora più di La Paz. È una cittadina ricca, ben organizzata, pulita. Che idea mi ero fatto della Bolivia a Villason? Là era solo polvere e comida chatarra (hot dog, pollo unto e maionese). Ora questa città è turistica, con tanti locali che accettano qualsiasi Tarjeta de Crédito, insegne francesi con crêpes e croissant, ristoranti italiane con pizza e chianti, antiquari e grande profumerie. Perfino un sexy shop.
Mi ricorda una città di mare nostrana, dove la spiaggia e il sole sono gli accesori della via pedonale, invasa dai capi firmati e dai locali notturni.



Tra Cochabamba e Santa Cruz il paesaggio è uno spettacolare saliscendi, con repentini cambiamenti climatici… non era proprio la giornata giusta per mettersi in viaggio….Camion ribaltati, incidenti, pioggia torrenziale e un tratto di strada sterrata a senso alternato, che ci ha fermato una buona ora e insozzato per bene.



Santa Cruz de la Sierra è da spararsi! È una città quasi svizzera, con una struttura circolare come Milano, unico esempio incontrato finora: nelle cittá del sudamerica, tutto è quadrato e figlio di quadrati. Un monumento di Mario Botta arricchisce il Parco; accanto alla chiesa Coloniale Mostre di arte e statue di bronzo per le strade….



Le ragazze sono belle, e apparentemente non c’entrano niente con la Bolivia…. ma poi mi viene in mente che il sudamerica è tutto e il suo contrario, percui va bene.



A Santa Cruz c’è un fiume, che ci divertiamo a guadare con il Bambi. Facciamo un bagno, finalmente prendo il sole….si avvicina l’estate. Finalmente.
I poliziotti sono amabili quasi come in Argentina (a parte la polizia di Entre Rios) , le persone più che educate, la città è ricca di sorprese. Vecchi mercati coperti che abbracciano e si confondono in moderni centri commerciali: una bellezza.



Forse esagero, que sé yo? Peró mi sorprendo a constatare come sia diverso da quello che mi aspettavo di vedere in Bolivia…insomma, pirla io che mi aspettavo qualcosa!
Comunque per strada si vendono regolarmente CD musicali e di programmi, regularmente copiati.



Tutto questo per far felice Bill Gates. Divertente, no?



A differenza degli altri Paesi che generalmente hanno strade molto belle fino ai confini della città e che si trasformano in sentieri di guerra appena vi entri, in Bolivia le strade sono bellissime in città, mentre sono decisamente approssimative tra una città e l’altra.



Merito del traffico di droga che a Cochabamba e Santa Cruz, si racconta sia… sano?
Può essere. Sta di fatto che in tutto il paese nessun controllo di alcun tipo è stato operato sulla Bambi. Avrei potuto trasportare l’obelisco di 9 de julio e mi avrebbero lasciato passare. Le uniche soste sono state quelle dei pedaggi stradali, che definirei medievali; con una corda tesa a fermare il traffico e un boliviano (la moneta locale, 1/8 di USD) in più da lasciare nelle mani del poliziotto… per contribuire.



Da Santa Cruz, con informazioni molto approssimative, ma confermate dagli autoctoni, decido di passare in Paraguay al confine di Gral Garay. La trocha, la strada sterrata è brutta, piena di buche, sassi, e sabbia. La Bambi soffre lo sterrato. Si lamenta, con vibrazioni e colpi. Mi sta dicendo che non vuole andare in Paraguay.
Ma non voglio ascoltare i lamenti di una camionetta.



Dopo 120 kilometri percorsi in 4 ore, arriviamo alle 8 di sera, al buio completo, a un forte militare. I soldati ci accolgono con i fucili spianati e grosse lampade puntate diritte negli occhi. A me non fanno paura, ma Giancarlo vorrebbe inginocchiarsi e pregare. Lo rassicuro. Non è dei militari paraguayi che dobbiamo temere. Infatti, molto gentilmente ci consigliano di non andare oltre, in quel cammino. I prossimi 30 kilometri sono DAVVERO brutti. E più di una 4x4 ha dovuto chiamare un trattore, per uscire dalle canne. Sono sempre più convinto che la Bambi mi sta suggerendo di non entrare in Paraguay. Il pensiero non mi abbandonerà mai per le prossime 48 ore.



Tornando in Bolivia, potrei scendere alla tranquilla frontiera con Argentina, entrare nella provincia di Jujuy su una strada che è un olio. A San Miguel de Tucuman c’è una concessionaria Iveco e il mio amico Humberto Novello (e la sua stupenda madre, che potrebbe cucinare ancora delle ottime lasagne). Ma sono un fottuto razionale e non voglio dare ascolto a stupidi segni premonitori. Dormiamo fuori dalla caserma, nella Bambi: auto e casa, amica e madre accogliente.



Il mattino seguente ritorno in Bolivia: ancora 4 ore per uscire dalla trocha e scendo a Villamonte. Una paesino questa volta Boliviano doc, dove tutti ci informano che dopo i primi 150 kilometri di sterrato nella parte Boliviana, inizia un rassicurante asfalto Paraguayo.



Un altro viaggio nella polvere. Sembra un maledetto safari! Arrivo alla frontiera Boliviana. Il tempo di sbrigare le formalità per incamminarsi. Faccio 20 metri, neanche arrivo alla Dogana Paraguaya che i freni non rispondono più. Terzo avviso della Bambi – piú chiaro di cosí!! Che mi aspettavo che facesse? Che mi invitasse a bere un caffé per discuterne? -. Ma sono un maledetto fottuto razionale e tiro dritto. Mi dicono che dopo 10 kilometri c’è un meccanico che può occuparsene. C’è davvero.



Lavora per una buona ora e fa quello che può…. Taglia una canna dell’impianto frenante e la isola…con un chiodo….in qualsiasi direzione vada, sono a 200 kilometri dalla civiltà, cosí faccio buon viso a cattivo gioco. Riparto adagio, non posso frenare….vado adagio, la strada sarà bella. Ma la strada non è per niente bella. Anzi, è decisamente peggiore della parte Boliviana: stanno costruendo la strada nuova e il percorso è una continua deviazione, su e giù a destra e sinistra, tra sassi, terra e dune di sabbia.
E non è neppure sabbia. È un talco finissimo che nasconde insidie.
Per dirla tutta sono in pieno percorso del Rally del Chaco. Quello che ha fatto saltare un Camel Trophy, per intenderci.
Non passano altre auto. Supero un camion che mi impedisce di vedere.
È in questo quadro idilliaco che, alle 4 del pomeriggio e a 600 kilometri da Santa Cruz e 700 kilometri da Asunción, incontro un talcal. Il talcal è un buco ricoperto da un sottile strato di questa bastardissima sabbia. Lo schianto è terribile. Giù, con le ruote che sbattono contro il duro terreno e quindi si piegano contro la carrozzeria. Poi su, fortunatamente, fuori dal buco, in una parte pianeggiante. All’interno viene giù tutto. Libri, mobili, frigorifero e tutto si copre di una polvere fitta. Le cinture di sicurezza servono. Ma Bambi è zoppa. Un vero incidente, niente da dire. Con Giancarlo cerchiamo di valutare i danni, ma avevo capito immediatamente che questa volta non l’avrei scampata liscia. Bambi, non ti ho ascoltato. Ora il viaggio è finito. Lo sconforto si mischia alla rabbia di tanta stupidità, o meglio leggerezza: un percorso sconosciuto, difficile, pieno di ostacoli, va affrontato in pantofole, e a 10 orari…anche se la Bambi è un mezzo militare. E ora? Che fare? Non ho un telefono satellitare… in questo momento non so neppure di preciso dove sono….
Ma so che spenderò un pacco di soldi.



Dieci minuti dopo ci raggiunge il camion che avevo superato. Non può trainarci. L’unica opzione è che io lasci la Bambi per andare al primo paese e chiamare un gru… da Asunción, penso…. Ma chissà cosa mi aspetta ora…. Lascio il fido Giancarlo a curare la mia vita…. Dovrà passare almeno una notte, solo, in pieno deserto infuocato. Ma almeno è con la Bambi!



Per uscire da questo incubo percorro ancora 70 kilometri su questo enorme e scalcinato autoarticolato, con un conducente che, curvo sul volante, continua a bere birra da una lattina. 70 kilometri li percorro in 4 ore, più o meno. È la fine, penso. E se non è la fine, ci assomiglia moltisimo. Arriviamo alla strada asfaltata. Dopo 120 kilometri c`é Mariscal Estigarribia, il luogo della rinascita. Ma anche l’autoarticolato ha un incidente e si deve fermare. Speravo di raggiungere un telefono prima che chiudessero le attività. Speranza perduta. Ma arriva una auto. Rischiando molto, mi paro in mezzo alla strada facendo inequivocabili segni di richiesta di soccorso. L’auto si ferma e tre gentiluomini mi invitano freddamente a salire. Sul sedile posteriore è seduto il più giovane dei tre, con accanto tre fucili. Io imbraccio lo zaino con il notebook, i soldi e pochi effetti personali.



Questa volta è davvero la fine. Ho davanti 120 kilometri di nulla, fra poco sarà notte e non so né da dove sto venendo, né dove sto andando, né - e il vero guaio è questo - con chi sono…..





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