Peru: il mondo a parte ITA
Saturday, October 29, 2005, 12:28 AM
Il Peru è una idea contraddittoria, dove trovano spazio il passato, il mistero, l’amicizia e l’inversamente proporzionale. Dove la frontiera tra la realtà e la immaginazione, è presente, respirabile, palpabile. Il Peru non mi ha stupito per la sempre presente distanza tra ricchi e poveri. Il Peru mi ha affascinato per la dolce follia dell’inspiegabile che vive fuori e dentro il comprensibile.



Sarà il clima il fuso orario. Sarà la corruzione politica. Sarà l’incapacità di un popolo di gestirsi. Sarà forse la non volontà di gestirsi.
Non volontà dovuta al senso di frustrazione che durerà ancora millenni per la sconfitta contro gli invasori spagnoli di una civiltà – chissà extraterrestre - tanto distinta, rispetto a noi umani, da non saper o voler affrontare un cambiamento così radicale.
Come i Maya, gli Atzechi e i Toltechi in centramerica, come i Nativi Pellerossa al nord, gli Inca erano la civiltà che non ha saputo vincere una legittima guerra di difesa. E – forse per questo - ancora oggi il Peru sta perdendo la sua guerra economica, sociale, turistica, politica.



Il Peru è un paese di frontiera quattro volte più esteso dell’Italia con 27 milioni di abitanti. Ogni città è una città di frontiera. A parte i nativi, che indossano vestiti multicolore, gonne ampie e yankis (sandali di pneumatico) e chuyo (il cappellino di Stanlio sopra la testa di Ollio) – i Peruani sono tutti abitanti di frontiera.



Perfino a Lima, il punto più a nord visitato in questo viaggio, ho incontrato Limeños di frontiera.
Trascorrono gran parte della vita quotidiana en la calle, per strada: il lavoro, il mangiare, gli affari, le amicizie, le guerre, nascono si sviluppano e muoiono en la calle.



Nonostante le dimensioni enormi del paese, le case e le camere delle case sono molto piccole. Questa è una delle tante forme per cerare di spiegare che il Peru è il mondo al contrario.
Esempio:
Puno è una città fronteriza lontana 2 ore e mezza di strada dalla frontiera con la Bolivia.



Esempio:
I Peruani possono lavorare, ma non amano farlo. O sanno lavorare ma non hanno lavoro. Per cercare di lavorare, minatori, panettieri, muratori, meccanici, ingegneri, chimici, comprano un Tico (una piccola autovettura) e si convertono in taxisti. Agli aspiranti taxista è richiesto di passare un esame psicologico. Così il Peru è pieno di guidatori che non sanno condurre. E al contrario è il paese dove i taxista sono professionisti laureati.



Molti anni fa il Peru comprendeva un territorio enorme che oggi si appartiene a Bolivia, Ecuador, Argentina e Colombia. I Peruani vivono in quello che oggi è forse il paese più ricco, più bello e più interesante del Sud America
Il più ricco di storia, il più bello per il paesaggio, e il più interesante per tutti i misteri che animano il Peru.
Al contrario i Peruani vivono al di fuori di tutto questo. Una metà vive in fattorie isolate allevando pecore, lama, vacche, vigogna, e alpaca; una metà vive in cittadine sporche, puzzolenti e rumorose; una metà vive a Lima.



Nasca dovrebbe essere un modello per la intera umanità, al contario, ti accoglie con l’unico vestito sporco e strappato che la gran signora ha trovato nella spazzatura.
A Nasca c’è traffico senza automobili, sole senza calore e un fiume senza acqua. E la unica compagnia di Vigili del Fuoco al mondo, anche lei senza acqua.



Ma l’illuminato sindaco (el alcalde) ha recentemente dichiarato che la città non necesita del turismo perchè tiene le sue proprie risorse. Cosí decide di ricostruire la piazza con una fontana al centro, mentre la popolazione non ha l’acqua nel rubinetto di casa.
L’unica risorsa ben visibile dovrebbero essere i geoglifici, però in 15 minuti di aereo delle meravigliose linee si osserva poco. In compenso c’è tanta spazzatura – nelle strade, nel fiume e nei campi, che intendo a fondo – e un poco nauseato – le parole del alcalde.



A Nasca ho conosciuto 3 persone con un cervello fornito dalla fabbrica: Willy Cabada, Oivia Sejuro y Giancarlo Azabache.
Willy l’ho conosciuto nei suoi ultimi giorni da Nasqueño, prima di trasferirsi a Neaples, Fla. Diverso da tutti i Peruani Willy conosce il mondo fuori dal Peru e sa come si può vivere senza suonare il claxon. Gran collezionista e amante della antropología, teneva in casa mummie, pietre magnetiche, pullover di cotone di 1500 anni fa….



Willy è un amico e mi ha aiutato molto con la Bambi, che – come ogni ragazzina . aveva bisogno di cure.
Willy ha una famiglia davvero preziosa.

Olivia non vive precisamente a Nasca ma in òasi nel deserto, vicino all’antico pueblo di Cahuachi, che 25 anni fa chiamò Wasípunko: un agroturismo, un museo archeologico e una spiaggia senza mare, per rilassarsi. Al tempo un piccolo-grande sforzo per cercare di salvare Nasca, conservando la comida Pachamanca, il cibo cotto nella terra in onore di Apu, il Dio della montagna.



Olivia è più che una amica e una artista riconosciuta nel suo Paese. Dipinge i fiori nativi del Peru, scrive poesie e sa ricostruire i Quipos: l’antica arte Inca di tramandare storie e fare conti attraverso i nodi.



Giancarlo, il ragazzo più rapido di Nasca, - e probabilmente di tutto il Peru – mi vince in anni e equilibrio. È un Vigile del Fuoco. Di Nasca, cioé senz’acqua. È tanto bravo da venire rifiutato dai suoi stessi compagni di lavoro, in un ristorante. Nè io nè lui sappiamo che cazzarola stava facendo a Nasca, cosicchè decidiamo di scendere insieme a buenos Aires, dove vieve la sua famiglia.

Lima è una esperienza metropolitana per lo meno rara.
A Lima gli opposti si incontrano e convivono in un contrasto affascinante. San Isidro, Miraflores, Surco, sono i quartieri dove i grattacieli e le grandi strade a sei corsie ti fanno pensare a una città europea perfettamente organizzata.



San Luis, La Victoria, Los Olivos sono baraccopoli senza tetto per non pagare la tassa sulla casa (che per definizione un tetto ce lo deve avere).
Barranco è per Lima quello che San Telmo è per Buenos Aires.
Delizioso e antico.
In più c’è il mare – ma che dico il mare? – l’oceano Pacifico, che apre l’orizzonte verso l’infinito e confonde nell’azzurro il caos del traffico. Attorno ai quartieri ricchi, la povertà ha costruito una cintura di case incompiute che colora di rosso mattone lo sfondo.



Per me Lima è Nuccia Ugolotti e sua figlia Giuliana. Suo figlio Máximo, è il mio compagno di giochi sul mio website di poesie.
Nuccia mi ha ospitato grazie alla amica comune Olivia.



Nuccia mi ha parlato, ascoltato, gridato, coccolato, divertito e coinvolto in quel mondo a me sconosciuto delle adozioni. Nuccia è il tramite tra i bambini e la famiglia adottante. La sua vita è composta da momenti di relativa solitudine, tra le scartoffie e i documenti che riceve dall’Italia, come un ispettore di polizía che cerca di risolvere il “caso”, alternata alle settimane spese dentro e fuori l’ambasciata, l’uffico della traduttrice legale, e l’albergo dove la famiglia risiede, finchè anche il “prossimo caso” sarà risolto.
A Lima decollo col parapendio dal Parque de l’amor e volo tra il mare e i grattacieli. Nuccia mi fotografa dalla finestra al sesto piano ma non riesco a convencerla a volare….



Uguale e contraria a Nuccia, Giuliana è una ragazza sexy e piacevole. Parla a sua madre con un amorevole distacco. Nuccia le dice di tutto, amandola con una tenerezza tutta sua. Italianissima eppure nata in Peru. Insomma ancora il tutto e il contrario di tutto del Peru.
Eugenia “Nuccia” Ugolotti è parmense. Ha la Gazzetta di Parma come homepage di IE e ha un account in Skype. Le gusta parlare con tutti per meno di trenta secondi.



Sono entrato in Peru a Tacna. Città di confine tranquilla, soleggiata e – un po’ come Trieste – molto nazionalista. A Tacna ho potuto caricare il tanque di GLP, che avevo terminato nel gelo notturno di San Pedro. Mi aspetto di farlo in una stazione di servizio e invece no. Me lo caricano con una pompa a mano da due bombole da cucina. L’arte di arrangiarsi.



A Tacna decido per un albergo. L’albergo è il migliore della città e la selezione di football Peruana stanotte gioca una amichevole contro il Chile. Vincono tre a uno. Una soddisfazion anche per me, devo ammetterlo, che in Chile ho avuto incontri poco simpatici con i carabineros… La massaggiatrice costa 20 Soles, che corrispondono a 7 USD, ed è un angelo che mi fa sognare, dopo millecinquecentokilometri di deserto.



Arequipa è a 2325 mt/slm, tra i monti del deserto Andino dominata dai vulcani Misty e Chachani. È detta la città bianca perchè gli edifici storici sono costruiti con il Sillar, una pietra vulcanica bianca. Con un milione di abitanti, è la seconda città del Peru.



Arequipa è la città più grande dopo Lima.
Plaza des Armas, il centro della città, è a base rigidamente quadrata, come tutte le piazze incontrate finora in Sudamerica. Ma questa è la più bella.
Un lato è occupato dalla cattedrale. L’entrata è centrale e lo sviluppo della chiesa è longitudinale. Sono presenti due altari e le panche sono orientate nelle due direzioni opposte. Si possono celebrare due funzioni, quindi… che so?... una messa e un matrimonio, oppure un funerale e un battesimo. Forse è possibile anche scegliere il lato preferito. I rimanenti tre quarti della piazza sono ampi portici, doppi, uno sopra l’altro, per la maggior parte occupati da ristoranti che ti fanno pagare a prezzo Chileno la bella fotografia.



Sì perchè in Peru, tutti i prezzi sono ritornati Argentini. Quasi quasi dico umani. Un Dollaro vale 3 Soles, e con un Sol mangi un ottimo sandwich mentre con 2 Soles ti abbuffi di cebiche. Il cebiche è il piatto tipico della zona a base di pesce crudo e cipolla, accompagnato con una fetta di camote. A volte nel piatto trovi mais, o fagioli. Il camote è una patata arancione, dolce, e qui di patate se ne trovano varie qualità.



Arequipa sono 600 metri quadrati di bellezza in Sillar e 6 000 metri quadrtai di povertà incasinata.



Non vado al canyon del Colca, come fanno tutti. Dormo nella piazza della Cattedrale, sotto gli occhi della Policia. Mangio cebiche a tonnellate, scegliendo con cura il ristorante più in e l’ambulante più sozzo. L’ultimo giorno che sto ad Arequipa ordino un caffé al sole, su una terrazza dietro la cattedrale e incontro Corinne.
Francese, anche lei ha viaggiato sola per un mese, in Peru e domani torna a Lima e quindi a Reims. Corinne parla un ottimo spagnolo, quasi senza accento (di solito i francesi sono tremendi). Ha un bel raffreddore, e vorrei prendermi cura di lei. È stanca e pensa solo a riposarsi prima di affrontare il viaggio di ritorno. Ma decide di vivere con me il suo ultimo giorno di vacanza e andíamo a Yura Viejo, una sconosciuta stazione termale fuori Arequipa. Entrambi abbiamo bisogno di calore e facciamo il bagno in quella che definirei una meravigliosa piscina coperta diroccata e puzzolente, in mezzo al nulla.



A Yura Viejo ci accompagnano due aspiranti guide turistiche, così passiamo a salutare la nonna di uno dei due, che vive lì da sempre. L’incontro con questa vecchietta di 95 anni, abbastanza lucida, scalda, apre e spezza il cuore di Corinne, che ora non vorrebbe più andarsene. Stringendole la mano per 45 minuti consecutivi, la nonnina le susurra per 10 volte…. Cuando vuelves aquí? Quando torni? La osservo ridere e piangere insieme. Emocionante.
La mattina seguente accompagno Corinne all’aeroporto e sento il suo cuore francese battere forte. Una persona con la quale condividerei volentieri un viaggio.E che incontrerò di nuovo un giorno in Martinique.



Camana è un paesino sul mare. Un altro passo fondamentale per la salute della Bambi. La carrozzería si è aperta e devo rimedíare. Scelgo di rinforzare tutti i punti deboli, vivo tre giorni con Freddie, el soldador, e riparto.
Camana mi fa capire quanto è povero il paese.



Anche Puno: dove il giorno prima di uscire dal Pais, hanno aperto la Bambi parcheggiato di fronte alla Policía. Con tutto quello che potevano rubare, hanno scelto un mio CD, un mio golf, il frontalino dell’autoradio (¡) e lo zaino di Giancarlo, con tutti i suoi vestiti… che ladri romantici.
Non parlo né del Machu Picchu, né delle altre rovine e templi storici, perché definitivamente capisco che sono qui per la gente. La gente viva. Il meglio della vita.



Per chiudere in bellezza.
A proposito di gente viva: mentre io ero in Peru, due Leonardo hanno cominciato a conoscere il mondo.
Leonardo Artuso, figlio di Monica e Alessandro e Leonardo Saggio, figlio di Lorena e Andrea. Cito anche Leonardo Desplanches, di Paola e Fabrice, per comporre un trittico che al da Vinci sarebbe piaciuto.