Il vero viaggio comincia ora
Monday, June 27, 2005, 05:16 PM
No, non mi sto drogando. Ho anche provato, giuro. Qui anche il fumo e la cocaina costano come un sandwich. Ma la cocaina sembra darmi effetti che non valgono la spesa e il fumo non posso neppure aspirarlo. Non sono venuto qui per drogarmi. Non è certo l'Argentina il paese della neve (che non manca a Bariloche e Neuquén), né dell'erba (di cui si nutrono le vacche).
Ho lasciato Buenos Aires.
Lasciare Buenos Aires non é una scelta dettata dal desiderio. Lasciare Buenos Aires non é mai una scelta desiderata. Buenos Aires é il mondo a parte . Dove convive tutta la civiltà conosciuta con la realtà che si incontra solo a Buenos Aires. I mille teatri, le orchestre musicali, venti squadre di calcio (e venti stadi), i locali per ballare tango, e i palazzi di chiaro stile transalpino. gli SPA (Salutae Per Aqua) locali di massaggi e trattamenti rilassanti con hammam, idromassaggi e camere per dormire.....i parchi – immensi, con centinaia di travestiti che di notte danno spettacolo: tette perfette, culi perfetti, labbra e occhi perfetti, ostentati con molto orgoglio e una buona dose di cocaina per resistere al freddo. Le auto, a cinque all’ora, formano una coda praticamente interminabile che si insinua delle curve del parco con l’obiettivo di scegliere bene in quale migliori curve entrare.... Manca solo la pubblicitá dei chirurghi plastici che di questo bengodi sessuale sono gli artefici.



A Buenos Aires si parla una lingua – il lunfardo – sconosciuta al resto del mondo, anzi, sconosciuta al resto del País. Espressioni quotidiane qui, risultano ignote ad appena 500 kilometri di distanza. Pochi pesos per un dizionario aprono la cittá al neòfita, che provvisto solo di dizionario ufficiale piangerebbe chiamando la mamma.
Di Buenos Aires amo quanto poco costa mangiare e la qualità del cibo, amo il vento che permette alle enormi bandiere bancoazzurre di garrire orgogliose, amo i negozi, i bar, i ristoranti, i supermercati, le stazioni di servizio, aperti 24 ore; il parco auto che va dalle vecchie chevy cabriolet stile Happy days, alle BMW serie 5 ultima generazione, passando dalle vecchie (e mitiche) Ford Falcon verdi, memori della polizia durante la dittatura (che ora vanno a ruba), le decine di reti wireless sparse per la città, la capacità manuale dei taller: meccanici, tappezzieri, carrozzieri, carpinteri, saldatori, motoristi...le ragazze che ballano, le ragazze che salutano, le ragazze che sorridono




Di Buenos Aires amo la luce. Di giorno il vento, giocando veloce con le nuvole chiare, disegna il sipario perfetto alla città. Di notte... una notte Paris è passata di qui e a momenti si vergognava.



Di Buenos Aires amo i prezzi delle case. Ho visitato deliziosi loft di 50 metri quadri con terrazza (e immancabile parrilla) circondati dalle case a tre piani di San Telmo, come appartamenti signorili a Belgrano con vista sulla avenida Cordoba o Santa Fe, a poco piú o poco meno di 1.000 USD al metro quadro.
Tutto é a buon mercato eccetto i notebooks e i televisori LCD, che costano il doppio.
Bere, come mangiare, é il vero sport nazionale argentino.
Il caffé assomiglia appena al nostro, ma a Buenos Aires è sempre servito con un bicchiere d’acqua e un complimento. Ma devi insistere! Se lu vuoi corto, ristreto o fuerte. Il concetto varia da barrio a barrio.



Della vacca non si lascia niente (noi lo facciamo col maiale, no?). Cosí sulla parrilla dei ristoranti si possono vedere profumati Chorizo (salsiccia), Asado de tira (costole), Morcilla (sanguinaccio) e Chinchulin (interiora), accanto a ENORMI tagli di Vacio ed Entraña, che, al confronto, una fiorentina come dio comanda è un antipasto.



Amo il vino che si beve a Buenos Aires. Provate Los Arboles. Finca Navarro Correa. É una miscela di Cabernet Sauvignon e Malbec (uva argentina) che fa paura! Poi chiamatemi per importarlo. Non per arricchirsi – purtroppo mi manca il senso degli affari – ma per sbronzarsi. Esiste anche la versione bianco, una miscela Chardonnay-Chennin che non sfigura.
Amo la vita artistica che freme e rigogliosa si rinnova. Ho visto Obit, della Fura dels Baus. Messaggio forte e chiaro quanto criptato e ermetico. Incomprensibile ai più: geniale. Ho assistito a prove di concerti Swing nei garage di San Telmo, a divertenti spettacoli teatrali in teatri off, alla fantasia dei giocolieri da strada, a ridicoli miracoli da religione di provincia, dove un sacerdote con forte accento Brasiliano, di fronte alla solita folla partecipe con ginnastiche del tipo alzatevi-sedetevi-agitate le mani, cercava di far inginocchiare Satanás nascosto nel corpo di una vecchietta.
Qui il Brasile è un po’ quello che per l’Europa è l’India: la culla del metafisico e la rivelazione dell’ignoto. A un prezzo decisamente più a buon mercato.
Sono stato invitato a un Casamiento. Qui si sposano il venerdì mattina e fanno la festa il sabato sera. Alle 23 inizia la cena - orario del tutto normale, qui. Ho lasciato la sposa ubriaca marcia alle 5 di mattina che continuava a ballare sui muri alla Union des Anciens Combattants, tra parenti ben vestiti e ingioiellati, una orchestra di soli brass, inventata da Kusturica in persona, e la cena con lo stesso menù del Pranzo di Babette.


Non ho lasciato Buenos Aires per ché desideravo farlo.
Purtroppo il freddo dell’inverno Australe e le poche giornate uggiose mi ricordavano troppo Milano. Succede che ogni volta che penso di essere a Milano, mi viene in mente che a Milano io sto male. Le auto che sputano veleno, le case che eruttano veleno, la gente che fuma veleno....e mio cugino che mi consiglia: vai a vivere al mare. Caldo e Mare. Che ancora aspetto di trovare. Sopravviveró fino a quel giorno?
Alcuni pensano che io provi nostalgia e che un giorno torneró in Italia. La realtá é che non desidero tornare. Desidero solo cambiare. Conoscere posti nuovi, lingue differenti. Ma non sono qui solo per vedere le cascate di Iguazú o la Patagonia. Adoro incontrare le persone. Sapere la loro storia, insinuarmi nella loro vita. Tanto tempo fa ho scritto una canzone – Il cielo – che dice.... una terra simile alla tua anima, nel tuo cuore è tutto ciò che vuoi....in fondo l’Argentino non è altro che una interessante variante di Italiano, nel quale io mi riconosco meglio.
Ora, favorito dalla migliore attitudine della gente, vivo l’adagio: quanto prima avrai nuovi amici, quanto prima avrai vecchi amici.
A Buenos Aires ho incontrato persone che posso ora chiamare Amico. Simonetta, Miguel, Diego, Pablo.
Altre mi scrivono, che mi chiedono di tornare, come la bella Laura, Chico, Flor, Raul.



In qualità di Tano d.o.c., e con la buena suerte che mi accompagna, ho avuto accesso a eventi e incontri che il cittadino di Buenos Aires neanche in tutta la vita. Ho conosciuto persone note. Alcune interessanti, altre le solite teste di cazzo. Sono stato invitato al Congresso alla presentazione del libro del deputato Mirta Perez. Un giorno, uscendo di casa in auto con tutta la famiglia, dei banditi hanno puntato un’arma per derubarli. Il panico ha fatto accellerare l’auto e il colpo partito dall’arma ha ucciso il figlio piccolo tra le sue braccia. Ha reagito. Combatte contro la delinquenza. Il libro si intitola El antes y el después.



Ora parlo un discreto Spagnolo. Suppongo che in tre-quattro mesi non avró piú quelle difficoltá che ancora mi identificano come un turista da afanare, un boludo a cui estrorcere pochi pesos in piú (senza comunque poter mai raggiungere le vette della rapina organizzata di Venezia o Cannes o Cortina o Zermatt o London).
Immagino che allora sarò pronto per affrontare i luoghi e i personaggi piú impervi di questo continente e non escludo nemmeno alcune imprese che metteranno un po’ alla prova il Bambi. Giá, il mio Bambi Rodante. Macchina meravigliosa, casa e compagna delle mie avventure. Ho detto che mi manca il senso degli affari ma con il Bambi ho avuto fortuna e fiuto. Ma non finirò mai di ringraziare Alessandro, per questo. Ora é praticamente perfetta e decisamente bella. Quarantaquattromila kilometri e tanta voglia di masticare terra americana.



Questo tropico del cuore mi ha amato e si è fatto amare. Complice la lingua, lo sguardo semplice della gente, l’ospitalità e il sentimento di appartenenza, e questa rete di fili che avvolge i palazzi e fa dell’Argentina un paese ancora da mettere a posto, ma un paese vero, integro e – a dispetto di tutte le raccomandazioni - senza dubbio più sicuro di qualsiasi città Europea. Le guide turistiche, Fodor's, Guide du Routard, Lonely Planet eccetera, parlando del sudamerica consigliano di fare attenzione ai ladruncoli locali. Qui scrivono che New York, Madrid, Roma, London e Paris sono città pericolose anche per il rischio di attentati politici....



Lascio Buenos Aires con la voglia di tornare nella cittá che mi ha dato tanto, ma ancora non tutto. Ma che piú di ogni altra cittá, oggi, mi fa sentire a casa.
Ma basta parlare. Il vero viaggio comincia ora.