Gli amici degli amici
Thursday, May 19, 2005, 07:44 PM
Sottotitolo: è meglio stare zitti e dare l’impressione di essere stupidi, piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio

Nel dubbio se parlare di sesso o di politica, scelgo il secondo argomento che sembra riempire la bocca di molte persone, più del primo.
Non provo piacere per questo. Ma trovo che preferire la politica al sesso sia una smodata perversione. E questo non mi dispiace.
Ho sempre avuto tanti amici e amanti di sinistra. Finché non parlano di politica sono adorabili. Oddio! sono adorabili anche quando si appassionano di questo o di quel risultato elettorale provando la stessa emozione di una vittoria o di una sconfitta della squadra del cuore. Ma diventano leggermente pesanti quando da perfetti amatori (intendo non professionisti – della politica) vogliono trasmettere la giustezza loro idee sicuri la drammatica congiuntura di un paese governato da una coalizione politica, come la chiamano loro, “di destra”.
Ad esempio Giorgio Gaber in questo preciso istante si sta rivoltando nella tomba.



Una sera, in compagnia della mia amica Simonetta (anche lei si definisce di sinistra), ho parlato con un personaggio molto famoso in Argentina come comico e conosciuto anche in Giappone come cantante. “Noi Argentini siamo cinici. Siamo i più cinici del mondo. Perché sappiamo come vanno le cose in questo paese: ogni 5 anni cambia il governo e ogni 15 anni c’è una rivoluzione economica o politica. Ovviamente i potenti e gli amici degli amici, non hanno perso niente, anzi ci hanno guadagnato” Questo è quello che mi ha detto Alfredo “Gordo” Casero, in una delle rare notti di pioggia di questo otoño fantástico, come dicono qui, che sto vivendo come fosse ancora estate.
Io gli concedo amorevolmente l’illusione di essere i più cinici del mondo.
E continua: “..San Telmo ora è una bugia. Ora è piena di turisti e ogni domenica c’è una festa. Chiudono il traffico in alcune vie e la città si riempie di bancarelle, di musicisti e ragazze che ballano il tango e di artisti di strada...ma fino a dieci anni fa i ragazzi si ammazzavano per la strada, qui!”
E lo diceva come se fosse stato meglio prima!
Il turismo a Buenos Aires è questo: visitare el Boca, vivere a San Telmo, vedere danzare al caffè Tortoni, ballare al Club Español, ascoltare il Tango al Torquato Tasso, o un’opera al Teatro Colón. Il teatro Colón non ha nulla da invidiare alla Scala e la sua acustica è tra le migliori del mondo. Poi la casa Rosada, il Cementerio di Recoleta, e quello della Chacarita, il più grande Cementerio di America (una vera città dove i morti si chiamano Di Stefano, Pellizzari, Lamperti, Colombo, Morselli, Battaglia…si entra in auto e ci si perde), il Mamba e il Malba.
Mentre di notte i ragazzi più poveri separano la plastica dai sacchi dei rifiuti per strada, prima che passino i camion della municipalità per portare la basura all’inceneritore.
Mentre ogni giorno giovani e vecchi cartoneros si fanno largo tra le auto con dei carretti carichi di scatole di cartone appiattite, per guadagnarsi la giornata.
In Italia si chiama raccolta differenziata.
Mentre ogni settimana il governo assiste a una manifestazione. Gli ex militari scendono in piazza per essere risarciti della guerra alle isole Malvinas, le donne per ritrovare i figli desaparecidos durante la dittatura di Videla, gli uomini per avere giustizia di un sistema che nel 2001 ha preferito salvare le banche a scapito di tutta la popolazione. A quattro anni di distanza la ferita è ancora così aperta che un Argentino non parla di questo argomento volentieri.
Perché non parlo del Che?

Al mondo – e quindi in Italia come in Argentina – vivono persone che si definiscono di sinistra.
Io non sono fra questi.
Le stesse persone pensano che le amministrazioni di destra democraticamente elette (e dunque coloro che di solito rappresentano la maggioranza degli elettori) siano incapaci di governare, che lo facciano illegalmente o agiscano negli interessi di loro stessi e degli amici degli amici.
Io non la penso così.
O per lo meno non limito ai soli governi di destra, queste ammirabili qualità.
Per le persone che si definiscono di sinistra, qualsiasi fatto nel mondo avviene per realizzare gli interessi dell’amministrazione che loro non avrebbero eletto.
Lo sport preferito è sospettare il complotto. Accusare di inefficienza, denunciare il sopruso.
La critica è tanto dura e la condanna è così radicale verso i rappresentanti del popolo, che perdono il senso della istituzione.
Attaccando cioè la persona, non si accorgono di sputare sopra al sistema scelto dagli stati democratici del mondo, Argentina, Svizzera, Canada, dagli Stati Uniti nel 1776 e dalla maggioranza degli europei nel 2004.
La Democrazia costituzionale e federativa che, seppure mai immune da errori, a volte macroscopici, permette più libertà e benessere individuale di qualsiasi altra logica di amministrazione. Sicuramente precedente e forse futura.
E certamente mi inganno, essendomi dichiarato non di sinistra.
Ma chissà perché, se democraticamente viene scelto un governo di destra, allora non va bene. Non va bene COMUNQUE.
Criticano tanto da convincersi che il loro piccolo pensiero coincida con la grande verità.
Che noia. (e Giorgio Gaber sta provando un doppio carpiato con tre avvitamenti!)
Perché non parlo del Che?



Io sono tornato da Cuba anticomunista e anticapitalista. Ma l’alternativa qual’è?
Forse non ne sono orgoglioso, né entusiasta, ma cosa ho fatto io per migliorare l’Europa che sento mia? O solo l’Italia? O solo Milano?
Cosa stiamo facendo noi poveri sfigati amatori, a parte criticare sempre e comunque chi sta cercando di governare?
Perché ho dovuto andarmene per non ascoltare più le panzanate da bar sui politici e sopra tutti Berlusconi? Berlusconi, i suoi amici e gli amici degli amici.
Perché i quotidiani italiani non riportano i fatti, quello che succede e come si evolve nel paese, ma solo le polemiche? Perché in prima pagina ci sono gossip? Il tale ha detto quella cosa e il talaltro ha risposto in quel modo. La replica è stata…… L’articolo è pronto per la stampa.
Che noia.
Perché non parlo del Che?



Qui in Argentina, si condanna l’ex presidente Menem come un uomo corrotto e di destra “…che ha fatto solo i suoi interessi e in dieci anni è riuscito a distruggere l’industria e ora non si produce più neppure una vite… quello che sa succedendo anche in Italia con Berlusconi”. Mentre Menem è colui che ha cambiato la centenaria (1853) costituzione liberale (e cioè “di destra”) in una costituzione sociale (1992).
Parimenti privatizzando (solo per fare un esempio: la telefonia), ha permesso agli Argentini di avere il telefono in casa. Ancora oggi, negli annunci di vendita delle case si specifica la presenza del telefono come un plus, retaggio di non molti anni fa quando pochissimi lo avevano solo perché conoscevano il tale che lavorava per lo Stato.
E questo sì, significava essere amici degli amici.
L’Argentina – come l’Italia – soffre ora un pesantissimo debito verso gli stati esteri. Secondo alcuni economisti, inoltre, il paese sta andando verso un collasso energetico (Le monde diplomatique, Aprile 2005), poiché esistono riserve comprovate solo per i prossimi 15 anni.
Accanto ai grattacieli, nel pieno centro di Buenos Aires esiste una bidonville, Villa 31, che il governo ha deciso di far sparire, incredibilmente senza sterminare le migliaia di persone che la abitano. Problemino non da poco.
Ma oggi le persone di sinistra criticano il presidente Kirchner perché non riesce ad applicare le leggi sociali a tutela dei più deboli e poveri, per cronica mancanza di fondi.
Perché non parlo del Che?



In Italia, gli interessi sono quelli di Berlusconi, se si tratta di Iraq, allora sono interessi di Bush.
Naturalmente se le stesse azioni le decide Blair, che è di sinistra, non se ne parla.
Bush è il grande burattinaio?
L’Argentina crolla: Bush ci guadagna. Appena si parla di petrolio nel mondo: Bush ci guadagna. La crisi israelo-palestinese, l’afghanistan, l’Iraq, lo tzunami?
E così queste persone rimangono schiave di questa infantile, triste idea.
Ogni avvenimento da loro è vissuto come il sopruso di un grande e potente verso i piccoli indifesi.
E parimenti dagli Stati Uniti è preteso l’aiuto e il sostegno per il mondo intero.
E le persone di sinistra criticano anche quando questo arriva… “è poco, è in ritardo, se lo fanno, allora è per interesse proprio….o degli amici degli amici”. Sicuramente un complotto. Sicuramente Bush ha abbattuto il WTC. Anzi no, è stato il Berlusca.
E i piccoli oppressi sono sempre loro.
Ma in base a quali criteri decidiamo chi è piccolo e chi è grande? Chi è potente e chi nullità? Chi opprime e chi è oppresso?

La storia è farcita di falsi eroi.
Napoleone Bonaparte, Hiro Hito, Iósiv Stalin, Hitler, Che Guevara, Mao Tze Tung, Nicolae Ceausescu, Yasser Arafat, Kim Sung, Gheddafi, Saddam. I nostri baldi si chiamano Colombo, Mussolini e Garibaldi.
Alcuni di loro caduti in disgrazia in vita, altri celebrati ancora oggi come idoli.
In realtà tutti semplicemente disumani. Nati uomini come ognuno di noi, uguali a noi.
Divenuti brutali assassini per scelta.
Convinti di fare l’interesse proprio, del proprio popolo, del proprio Re, del proprio Dio.
E non necessariamente quello di Bush.
Sto parlando di criminali. Di regimi non democratici, di conquistatori e di pazzi. Non di uomini rappresentanti di altri uomini perché democraticamente eletti dalla maggioranza (a parte Mussolini che divenne capo del governo col 64,9% dei voti). Criminali non di destra o di sinistra, e che dovrebbero essere condannati non da destra o da sinistra, ma da qualsiasi essere pensante come tali: criminali
Criminali, ma in realtà burattini. Uomini cresciuti nel mito del potere e della ricchezza, della religione o del totalitarismo: della libertà per sé stessi e delle proprie convinzioni, a discapito della libertà e delle convinzioni altrui.
Assassini burattini.
E d’altronde anche Bush, anche tutti i presidenti degli Stati Uniti, anche se pur democraticamente eletti, anche se sono il solo che lo dichiara, sono in realtà dei burattini.
Presidenti burattini.
Stanno a questo mondo cercando di fare il loro gioco.
Ma le persone di sinistra dicono che giocano sporco. Sospettano, condannano e richiamano a valori diversi, a valori più alti. Ai fantasmi di una immaginaria cultura di sinistra. Una cultura “migliore”, che non è mai esistita (l’unica citabile è il Satyagraha di Mohandas Karamchand, il droghiere. E lo faccio volentieri io, cosciente che di sinistra non è) e che chissà se mai esisterà.
E questa è da sempre la storia di tutti, che nessuno ammetterà mai. E continueranno a sputarsi addosso da destra a sinistra e viceversa.
Perché non parlo del Che?



L’Argentina è un paese popolato da persone che detestano gli americani (Yankees) ma adorano McDonald’s; ammazzerebbero gli inglesi ma vivono di Shell; hanno almeno tre nonni italiani e il doppio passaporto, ma non conoscono da dove vengono; sfottono gli spagnoli (Gallegos) ma parlano come loro.
Ogni Argentino pensa che nel 2001 “chi aveva i soldi” (i potenti, gli amici degli amici) li ha mantenuti, salvaguardandoli per tempo in posti più sicuri di una banca Argentina.
Ma - a parte i fantomatici amici degli amici (e cioè amici dell’amministrazione Statunitense, o meglio della triade Bush-Cheney-Rumsfeld) - le persone di serie B, quelli che ad ogni cambiamento, grande o piccolo, ci rimettono, e cioè tutti gli sfigati rappresentanti del genere umano, e un Argentino in particolare, che ne pensa?
Preferisce guardare avanti o semplicemente il dolore è ancora così grande che non è rasserenante parlarne? Prova il coraggio di essere sopravvissuto a questo o la rabbia di aver perso quasi tutto? Ha di nuovo fiducia nel sistema o come sempre lo teme? Capisce le potenzialità di questo paese o cinicamente deposita i suoi risparmi in una banca di Miami?
Nulla di tutto questo.
Con quanti ho parlato io, ognuno si sente forte e orgoglioso di essere caduto e di essersi ripreso.
L’Argentina e tutta la sua grave storia sono mischiate in un paese che ogni giorno si rinnova e insistentemente ricomincia.
La città e il paese non sono immuni dai problemi, ma è certo che BsAs, y todo el País,
ad ogni mazzata, per quanto pesante possa essere, cadranno sempre in piedi.
Perché questo luogo nel mondo dove il peggio (fogne, inquinamento) si disperde nell’oceano (e sarà per questo che non amano pescare); questo è il paese la cui superficie è come l’Europa, ma con la stessa popolazione della Polonia; questa è terra ricca, dove ricca è un pallido eufemismo, perché è rigogliosa e umida, piena - anzi relleña - di tutto: acqua, mare, montagne, campagna, immense riserve naturali, macro e microclimi differenti, vino, birra, frutta, vacche, vacche, vacche e ancora vacche; questa città è extrasize, interminabile: lunga, larga, alta e colorata, equamente contaminata da Europa e Stati Uniti nella storia, nei costumi e nei consumi.
E questo luogo, come tutti i paesi di questo mondo, è pieno di contraddizioni e scontri sociali che si risolveranno, forse, quando la democrazia sarà matura e rispettata da tutti.
Anche in Italia.
E dell’Italia potrei anche parlare meglio. Anche se è piena di sinistre contraddizioni.
Ognuno di noi è potenzialmente giudice e criminale, papa e scomunicato, vittima e carnefice, adorabile e odioso, sincero e falso. Opprime ed è oppresso. Così si tira avanti.
Il cervello umano è il luogo dove tutti i contrari convivono molto poco pacificamente.
È tutta qua la nostra coerenza?

Perché non parlo del Che:
Perché, signori miei, il Che non esiste.
Il Che è solo il mito fantasma per le persone di sinistra in Europa. Qui in Argentina, anzi, qui a Buenos Aires, la capitale culturale del Sudamerica, dove il Che è nato e cresciuto, lo conoscono appena. Dalle librerie del centro alle bancarelle del parco Rivadavia, non trovo nemmeno il libro con cui sono partito “Aquí va un soldado de America” per rileggerlo in versione originale.
“…Che Guevara è… un Cubano… se ne è andato via dall’Argentina in motocicletta e ha fatto il rivoluzionario… e a noi Argentini non dice niente”. "Un esponente della dottrina comunista, che è morta".
Questo è quello che pensa la gente in Argentina.
E non una bandiera, un monumento, una via, non una T-shirt, non un libro esposto. Dove è seppellito il Che? “Boh? Forse a Recoleta…” [è sepolto a Santa Clara, Cuba}
In Argentina i miti si chiamano Evita Peron, Diego Maradona, Monzon, Fangio, Batistuta, Sabatini…. TUTTI ITALIANI insomma.
In realtà il vero e unico mito, è Carlos Gardel, cantante di Tango “inalcanzable” dei tempi di Caruso. Nato francese di Toulouse, si chiamava Gardés, Poi il solito errore di scrittura del poco scrupoloso responsabile dell’ufficio immigrazione.



Sono arrivato pensando di perdermi negli orizzonti di paesaggi incontaminati e trovo una megalopoli di 12 (Dodici!) milioni di abitanti.
Un popolo che sogna l’Italia e che ama l’Italia come un mito.
Non lo sanno che passiamo il tempo a sputarci addosso.

Sono arrivato pensando di vivere l’avventura e non avevo conosciuto nulla di più comodo.
Sono arrivato con tutto, pensando di trovare poco. Invece qui c’è molto di più.
Sono arrivato pensando di mettermi finalmente a dieta. Ebbene sappi che in Argentina è impossibile.
Sono arrivato da solo e senza conoscere nessuno. Dopo un mese posso contare su alcune persone affidabili ed entusiasmanti.
Ma temo di aver perso definitivamente la stima di alcuni compatrioti, scrivendo queste righe. Non spero neppure di far vivere questo blog, tanto è poca la volontà di confronto.
Esagero?
No, sono solo di passaggio, come tutti, in questa vita meravigliosa.
E me ne rendo conto.